

NewsLA MADONNA BIZANTINA
La Madonna bizantina o Madonna non manufatta si trova oggi custodita nella Basilica cattedrale di Taormina. Ritrovata all’interno di un antico pozzo, probabilmente post lì per salvaguardia dalle ripetute invasioni e saccheggi in epoca araba, la tradizione vuole che vi fosse stata deposta dagli angeli. Da qui l’appellativo di “non manufatta”, cioè non realizzata da mano umana. Si tratta di un dipinto ad olio su tavolozza, ricoperta da un manto di argento e pietre dure. Di chiara epoca bizantina il quadro era intitolato a Santa Maria dei Greci.
LA FONTANA DI PIAZZA DUOMO
Di chiaro stile barocco, la fontana fu costruita nel 1635. Realizzata con pietra dura di Taormina, si poggia su un basamento di tre gradini concentrici. Ai quattro lati, a distanza simmetrica, sorgono piccole colonne sulle quali sono poste delle vaschette sormontate da cavallucci mitologici dalla cui bocca sgorga l’acqua. La grande fontana nel basamento a est accoglie una quarta vasca, di più grandi dimensioni, ma ormai in disuso e che anticamente era utilizzata come abbeveratoio per gli animali. Al centro del basamento ne sorge uno ancora più piccolo di forma ottagonale, sul quale poggiano quattro putti di cui due, nella parte est, sostengono a loro volta due puttini che fanno da base ad una vasca ottagonale adornata da tre foche che mostrano la testa e la coda. Dal centro della vasca si ereggono tre figure mitologiche, sembrerebbero dei Tritoni, che con le braccia incrociate sulla testa sostengono a loro volta una vasca più piccola di foggia circolare e decorata a bassorilievo, con al centro un basamento sferico sormontato da un cesto di frutta sul quale è posto lo stemma di Taormina, che dovrebbe essere un centauro ma che è qui diventato femmina, cioè una centauressa e per giunta bipede.
IL SAN DOMENICO
Il convento dei domenicani, oggi hotel San Domenico, fu il terzo monastero a nascere a Taormina. La sua nascita, così come la sua storia è legata al frate domenicano Damiano Rosso, discendente degli Altavilla e principe di Cerami che, fattosi frate, donò nel 1430 tutti i suoi beni all’ordine religioso dei domenicani. Dalla sua antica residenza nacque così il convento taorminese dei domenicani. Il San Domenico fu in origine il primo (forse anche l’unico) palazzo-castello che esistesse a Taormina in epoca medievale. Dopo alcuni secoli l’immobile tornò di proprietà degli eredi di Damiano Rosso che ne realizzarono un albergo. Rimase aperto al culto solo la chiesetta dell’ex convento che fu però distrutta dai bombardamenti del 9 luglio 1943. Sui suoi ruderi sorge oggi la sala congressi dell’albergo che ancora conserva i resti degli altari minori. Il bombardamento risparmiò quasi del tutto il resto dell’albergo e le sue 50 celle che furono poi trasformate in camere lussuosissime. Il bel chiostro e lo splendido parco che si affaccia sul mare con l’Etna di fronte, costituiscono la parte più incantevole dell’albergo, a cui negli anni trenta è stata aggiunta una seconda ala che ne rispecchia armoniosamente la linea architettonica ricca di veri e propri tesori d’arte tra arredi sacri e antichi quadri d’autore.
LA TORRE DELL’OROLOGIO
Funge da porta di accesso alla parte della città che gli storici definiscono “borgo quattrocentesco”. Risalente al XII secolo, la torre venne rasa al suolo durante l’invasione verificatasi nel 1676 ad opera dei francesi di Luigi XIV. Quello che ammiriamo oggi è solo una ricostruzione del 1679 voluta dagli stessi taorminesi che in quella occasione collocarono il grande orologio, da cui oggi prende il nome. Studi più o meno recenti hanno però stabilito che le fondamenta della torre in grossi blocchi squadrati in pietra di Taormina hanno data antecedente alla prima costruzione del torrione. È dunque facilmente presumibile che la prima Torre trovò collocazione sui resti di una più antica costruzione muraria difensiva la cui epoca risalirebbe alle origini della città e cioè intorno al IV secolo a.C.
IL GIARDINO PUBBLICO
La Villa comunale, intitolata al duca di Cesarò deputato all’epoca della sua costituzione del collegio di Taormina, proviene dalla donazione della famiglia Cacciola-Trevelyan, della fine degli anni ’20. All’interno, tra una folta vegetazione, tipicamente mediterranea nel districarsi di siepi ed aiuole, i viali in acciottolato collegano in senso longitudinale i quasi tre ettari di parco. Tra le essenze pregiate, alcune rare e di eccezionale bellezza, si snoda un viale di ulivi dedicato ai caduti delle varie guerre. Caratteristiche sono le torrette arabescate stile pagoda cinese in mattoni e contornate di pomice lavica volute dalla nobildonna inglese Florence Trevelyan, convinta ornitologa, la quale in quelle torrette si dilettava a studiare gli uccelli. In alcune piazzole cimeli dei due conflitti mondiali e al limitare del naturale “Teatro di Verzura” il monumento ai caduti di tutte le guerre.
LA NECROPOLI ARABA
A poche centinaia di metri dalla porta nord della città, lungo la provinciale che da Capo Taormina sale sino al centro del paese, la necropoli araba, molti però la definiscono bizantina, rappresenta una delle poche testimonianze di “quotidianità” del periodo. Si presume sia stata realizzata tra il X e l’XI secolo. La necropoli viene definita a metodo colombario, cioè celle simmetriche poste le une sulle altre. Ciò che oggi è possibile vedere sono i resti di una più vasta costruzione che si estendeva verso nord-est dell’abitato, ponendosi tra gli attuali resti e la sottostante chiesa di San Pietro fuori le mura.
PORTA MESSINA E PORTA CATANIA
Sin dall’epoca più antica Taormina fu difesa da una cerchia di mura con triplice sistema di fortificazioni che partivano da nord con un tracciato nord-est, sul versante che guarda Messina, e si esauriva ad ovest, con un tracciato, sul versante di Catania. Tracce di queste mura sono visibili ancora oggi oltre che al centro della città, in corrispondenza della Torre dell’orologio, anche ai due lati estremi della città dove si trovano, per l’appunto, le due porte di accesso. Si tratta di Porta Messina e Porta Catania come vengono comunemente chiamate. Porta Messina, restaurata agli inizi del secolo scorso, prese il nome di Porta Ferdinanda quando venne inaugurata nel 1808 da Ferdinando IV di Borbone. L’avvenimento è ricordato in una lapide posta in cima all’arco della Porta stessa. Porta Catania è invece la risultanza di varie modifiche e restauri, ultimo dei quali quello del 1440 effettuato dagli aragonesi il cui stemma, scolpito a rilievo, è ancora visibile sopra quello della città al centro della Porta, in alto.
IL GINNASIO (NAUMACHIA)
Il Ginnasio a Taormina si trovava nella zona chiamata Giardinazzo, dove ancora oggi sono visibili i ruderi detti Naumachi. Il “Gymnasium” era, in genere, una costruzione con perimetro rettangolare circondato nel quattro lati da un portico sostenuto da colonne. Al centro la pista per i giochi e gli esercizi ginnici. Vi si coltivava, infatti, l’educazione dei giovani e dal punto di vista civile-religioso e dal punto di vista operativo. Dai Ginnasi, infatti, dovevano venir fuori gli atleti in grado di partecipare anche ai Giochi Olimpici. A Taormina il muro superstite dell’antico Ginnasio poggia per tutta la sua lunghezza su una doppia fila di gradini di pietra di Taormina ben squadrata a che forma il basamento del muro. Questi, a sua volta, è ornato con 18 nicchie con arco a tutto sesto e altre 18 nicchie più piccole, ma di forma rettangolare. Il nome Naumachia (dal greco battaglia navale) impropriamente dato a questi ruderi deriva quasi certamente dal fatto che sopra il muraglione superstite esiste un grande serbatoio che serviva sia per i bisogni idrici del Ginnasio sia come riserva d’acqua per l’intera città.